16) Nietzsche. Chi  il filosofo.
Il filosofo  prima di tutto la coscienza critica del suo tempo,
perch il suo sguardo non si posa tanto sull'oggi quanto sul
domani e sul dopodomani. Al filosofo  necessaria la grandezza
d'animo, in un mondo in cui essa non appare pi possibile.
F. Nietzsche, Al di l del bene e del male (vedi manuale pagine
200-205).

 212. Sono sempre pi indotto a credere che il filosofo, come uomo
necessario del domani e del dopodomani, si sia trovato in ogni
tempo in contraddizione con il suo oggi: il suo nemico fu ogni
volta l'ideale dell'oggi. Sinora tutti questi eccezionali fautori
dell'uomo, ai quali si d il nome di filosofi e che raramente si
sentirono amici della verit, ma piuttosto sgradevoli giullari e
pericolosi punti interrogativi - hanno trovato il loro compito, il
loro duro, non voluto, inevitabile compito, e infine la grandezza
del loro compito, nel costituire essi stessi la cattiva coscienza
del loro tempo. Vivisezionando col coltello proprio il cuore delle
virt del tempo, tradirono quel che era il loro strano segreto:
conoscere una nuova grandezza dell'uomo, una nuova strada non
ancora mai battuta per il suo innalzamento. Essi svelarono ogni
volta quanta ipocrisia e infingardaggine, quanto lasciarsi andare
e lasciarsi cadere, quanta menzogna si nascondesse sotto il tipo
maggiormente venerato della moralit loro contemporanea, quanta
virt fosse sopravvissuta a se stessa; ogni volta essi dissero:
Dobbiamo arrivare e partire da quel luogo, che oggi  per voi
meno di ogni altro familiare. Dinanzi a un mondo delle idee
moderne, che vorrebbe confinare ognuno in un angolo e in una
specializzazione, un filosofo, ove mai oggi un filosofo potesse
esistere, sarebbe costretto a porre la grandezza dell'uomo, l'idea
di grandezza proprio nella sua vastit e multiformit, nel suo
essere intero in molte cose: determinerebbe persino il valore e il
rango, a seconda di quali e quante cose uno sia in grado di
sopportare e di assumere sopra di s, a seconda del limite fino al
quale uno pu tendere la sua responsabilit. Oggigiorno il gusto e
la virt dell'epoca affievoliscono e assottigliano il volere,
nulla  tanto in armonia con i tempi quanto l'estenuazione della
volont.
[...] Oggi  tutto l'opposto qui in Europa, dove soltanto
l'animale da armento perviene agli onori e onori distribuisce,
dove l'uguaglianza dei diritti si potrebbe anche troppo
facilmente trasformare nell'uguaglianza dei torti: intendo dire in
una comune guerriglia contro tutto quanto di raro, d'inconsueto,
di privilegiato appartiene all'uomo superiore, all'anima
superiore, alla superiore responsabilit, alla pienezza creativa
della potenza e all'arte del signoreggiare - oggigiorno si addice
alla nozione di grandezza l'essere nobili, il voler essere per
se stessi, il poter essere diversi, il restarsene isolati e la
necessit di vivere a modo proprio; il filosofo diviner qualcosa
del suo proprio ideale, quando stabilir Pi grande tra tutti
sar colui che pu essere il pi solitario, il pi nascosto, il
pi diverso, l'uomo al di l del bene e del male, il signore delle
proprie virt, ricco quant'altri mai di volont; questo appunto
deve chiamarsi grandezza: poter essere tanto multiforme quanto
intero, tanto esteso quanto colmo. E ancora una volta domandiamo:
 oggi -possibile la grandezza?.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1976, volume
venticinquesimo, pagine 331-333.
